Esox lucius

Caratteristiche: 105-148 squame lungo la linea laterale; pinna dorsale con 16-26 raggi; pinna anale con 16-25 raggi. Lunghezza massima fino a 130 cm; peso fino a 25 kg; dimensioni maggiori sono raggiungibili in casi eccezionali.

Descrizione: il luccio presenta un caratteristico ed inconfondibile aspetto conferitogli dal muso, appiattito dorso-ventralmente, che ricorda il becco di un’anatra; il corpo è abbastanza compresso lateralmente, allungato, con la pinna dorsale e la pinna anale poste molto indietro, vicino alla caudale.

La bocca, molto ampia, è dotata di denti robusti presenti oltre che nelle mascelle anche sul palato, sulla lingua e sui margini delle branchie. 9-11 fori, detti pori cefalici, sono presenti in posizione sub-mandibolare: la loro funzione è quella di mantenere l’equilibrio del pesce e di percepire le vibrazioni.

La colorazione del corpo è molto variabile e dipende dall’ambiente in cui il luccio vive; colorazione verdastre sono tipiche di individui che vivono in acque ricche di vegetazione mentre quelle brune sembrano dominare in quelli che vivono su fondali rocciosi.

luccio

Biologia: il luccio è una specie ad ampia distribuzione in Europa, Asia e Nord America (Maitland, 1977); in Italia è autoctona. In considerazione del ruolo trofico occupato (predatore) nello ecosistema acquatico, il luccio non risulta mai particolarmente numeroso. Questo è una pesce molto sensibile alle modificazioni ambientali e agli inquinamenti da materiale organico e da pesticidi. È un pesce che colonizza una vasta gamma di ambienti d’acqua dolce: dai corsi d’acqua a discreta velocità di corrente della parte media e inferiore della regione salmonicola, ai fiumi della fascia delle risorgive, a tutta la zona del potamon spingendosi a volte anche in acque leggermente salmastre; frequenta inoltre le acque di laghi e stagni di pianura e collina. Il suo habitat preferito è costituito da luoghi ricchi di vegetazione acquatica e di sponda dove si nasconde in attesa delle prede.

La tecnica di caccia del luccio è basata su slanci e guizzi improvvisi nei confronti della preda che, se mancata, non viene inseguita che per un breve tratto.

La dieta è principalmente ittiofaga; a farne le spese sono soprattutto ciprinidi (cavedani, scardole, triotti e talvolta anche altri lucci più piccoli) ma ne entrano a far parte anche macrobenthos, girini, rane, tritoni e persino piccoli uccelli acquatici e mammiferi (topi).

Il luccio, ingiustamente considerato per anni come un pesce dannoso per la sua voracità, svolge invece un importantissimo ed insostituibile ruolo di selezione e controllo nello sviluppo delle varie specie ittiche che entrano a far parte della sua dieta.

La riproduzione ha luogo, a seconda della temperatura, da febbraio ad aprile; i lucci si spostano dai luoghi frequentati abitualmente alla ricerca di acque poco profonde, calme con abbondante vegetazione dove la femmina depone le uova in più riprese che possono venire fecondate anche da maschi diversi.

La schiusa avviene in circa 15 giorni se la temperatura dell’acqua si mantiene fra i 10-12°C. Particolarmente importanti come sito riproduttivo sono i piccoli corsi d’acqua di risorgiva, il cui generale degrado penalizza pesantemente questa specie che attualmente è fase di netto calo numerico in tutto il suo areale di diffusione.

Stato di conservazione: il luccio è minacciato dalla riduzione del livello idrico e dall’inquinamento delle acque, dall’artificializzazione degli alvei e scomparsa della vegetazione ripariale oltre che da una discreta pressione di pesca. La categoria di rischio