Scardinius erythrophtalmus

Caratteristiche: 40-45 squame lungo la linea laterale; pinna dorsale con 10-12 raggi divisi; pinna anale con 12-15; lunghezza massima fino a 45 cm, peso fino ad 2 kg.

Descrizione: il corpo è alto e compresso in senso laterale, ricoperto da squame decisamente grandi; il dorso è leggermente incurvato. Il colore di fondo è tendente al grigio, più scuro sul dorso, con riflessi verdastri-dorati; il ventre è biancastro. Le pinne sono rossastre, di un colore più vivo negli individui giovani; la pinna dorsale è retroposta rispetto alla linea di inserzione delle pinne ventrali. Il capo è piccolo con il muso arrotondato; la bocca è obliqua, rivolta verso l’alto, con la mascella inferiore sporgente rispetto alla superiore. L’iride è di colore giallo aranciato.

Biologia: la scardola è una specie distribuita in Europa dagli Urali sino ai Pirenei  è diffusa in tutta Italia. È uno dei pesci più comuni e diffusi nelle acque italiane; colonizza tutta la zona del potamon, spingendosi a volte anche nelle acque leggermente salmastre delle foci dei fiumi; è comune inoltre in stagni e laghi; si rinviene anche nelle acque della fascia delle risorgive, dimostrando di adattarsi bene anche ad acque limpide e leggermente correnti. Di natura gregaria vive in branchi numerosi, lungo le rive od in prossimità della vegetazione acquatica. Dal punto di vista dell’alimentazione la scardola è onnivora; gli individui giovani tuttavia seguono una dieta quasi esclusivamente vegetale nutrendosi di alghe e frammenti di macrofite galleggianti e sommerse (Potamogeton spp, Myriophillum spp, Elodea spp, ect.). La riproduzione avviene in primavera (da aprile a giugno), in acque poco profonde, fra la vegetazione; ogni femmina può deporre fino a 200.000 uova, adesive, che si schiudono nel giro di 7-10 giorni; gli avannotti, dopo la schiusa, rimangono adesi alle piante acquatiche sino al completo riassorbimento del sacco vitellino. È in grado di ibridarsi con numerosi altri ciprinidi.

Stato di conservazione: la scardola è uno dei pochi pesci d’acqua dolce indigeni in Italia che non è a rischio. La sua area di distribuzione è molto ampia e non necessita di migrazioni riproduttive, inoltre possiede una buona tolleranza ad alcune tipologie di alterazione ambientale come l’inquinamento dovuto a scarichi urbani e la canalizzazione dei corsi d’acqua.