La normativa sulle risorse idriche in Europa

All’Unione Europea è attribuita una competenza nel settore dell’ambiente, secondo l’art. 4, lett. e, del Trattato sul funzionamento dell’Unione; l’Unione Europea è legittimata ad adottare atti normativi vincolanti per gli Stati membri, i quali devono di conseguenza adeguare la propria legislazione interna secondo le norme emanate dalla disciplina comunitaria.

I principali atti normativi adottati dall’Unione in materia di tutela delle acque sono i seguenti:

-        la direttiva 98/83/CE del 3 novembre 1998, concernente la “qualità delle acque destinate al consumo umano”; tale norma ha l’intento di salvaguardare la salute umana dai potenziali effetti negativi causati dalla contaminazione delle acque;

-        la direttiva 2000/60/CE del 23 ottobre 2000, che rappresenta un “quadro per la protezione delle acque superficiali interne, delle acque di transizione, delle acque costiere e sotterranee  in materia di acque”; questa norma ha lo scopo di tutelare gli ecosistemi acquatici e terrestri dai rischi di inquinamento, incoraggiando un utilizzo delle risorse idriche sostenibile;

-        la direttiva 2006/118/CE del 12 dicembre 2006, sulla “Protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento” ha introdotto specifiche misure tese alla prevenzione ed al controllo dell’inquinamento delle acque sotterranee, ai sensi dell’articolo 17, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2000/60/CE;

-        la direttiva 2008/32/CE dell’11 marzo 2008; la quale ha corretto la direttiva 2000/60/CE “per quanto riguarda le competenze di esecuzione conferite alla Commissione”;

-        ed infine la direttiva 2008/105/CE del 16 dicembre 2008, la quale ha introdotto il concetto di “standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque”, come previsto all’articolo 16 della Direttiva 2000/60/CE, al fine di raggiungere uno stato chimico buono delle acque superficiali.

Le norme comunitarie più recenti, ad esempio le 91/271/CEE (Direttive sul trattamento delle acque reflue urbane) e la 91/676/CEE (direttiva nitrati), combinano la definizione degli obiettivi di qualità ambientale con la fissazione di valori limite d’emissione.

La Direttiva 2000/60/CE rappresenta la base della strategia europea in materia di acqua e mira a promuovere un uso sostenibile dell’acqua basato su una gestione a lungo termine, e a migliorare la qualità degli ecosistemi acquatici.

La Direttiva Quadro coordina i valori limite per le emissioni precedentemente stabiliti da altre norme, in particolare la Direttiva 96/61/CEE, facendo proprie anche le norme fissate dalla Direttiva 76/464/CEE sulle sostanze pericolose.

 La normativa sulle risorse idriche in Italia

La normativa in materia di risorse idriche in Italia può essere raggruppata secondo i quattro maggiori interventi legislativi che hanno interessato tale materia nel corso del ventesimo secolo:

-        la derivazione e la captazione delle acque,

-        la tutela idrogeologica;

-        la tutela idrica;

-        il servizio idrico.

Le derivazioni e le captazioni delle acque sono state oggetto di riforma organica con l’introduzione del Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, Testo Unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, ad oggi ancora testo di riferimento in materia.

Lo sviluppo industriale degli anni settanta ha portato all’uso spesso sconsiderato dei corpi idrici ed a un progressivo degrado qualitativo delle acque; in questo periodo inizia a farsi strada l’esigenza di tutela delle acque dall’inquinamento. A tal fine viene emanata la legge 10 maggio 1976, n. 319, meglio nota come “legge Merli”, oggi non più in vigore. Tale norma introdusse disposizioni specifiche in tema di scarichi e depurazione, prevedendo strumenti programmatici e di rilevamento per il risanamento dello stato qualitativo delle acque.

La Legge 18 maggio 1989, n. 183, “Norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo”, venne emanata con l’obiettivo di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi, attraverso la predisposizione di strumenti conoscitivi, pianificatori e programmatori di interventi da parte dei soggetti competenti. In questa legge fu introdotto il concetto di “gestione integrata per bacino idrografico”; il bacino idrografico diviene, l’unità territoriale ed amministrativa di riferimento, per le attività di programmazione, pianificazione ed attuazione degli interventi; per la gestione di questa area viene istituita l’Autorità di Bacino.

Con la legge 5 gennaio 1994, n. 36, meglio nota come legge Galli, il legislatore dà avvio ad una sostanziale e complessiva riforma che pone le basi del successivo processo di industrializzazione e privatizzazione del settore idrico.

In questa norma è stato istituito il “Servizio Idrico Integrato”, introdotto per regolamentare l’intero ciclo delle acque mediante un sistema organizzativo basato sui principi di efficacia, l’efficienza e l’economicità delle gestioni. Gli Ambiti Territoriali Ottimali sono stati definiti al fine del superamento della frammentazione delle gestioni e nel rispetto dell’unitarietà del bacino idrografico.

Le successive direttive europee (Dir. 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane; Dir. 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole) espressero una maggiore esigenza di tutela delle acque dall’inquinamento.

Il conseguente D.lgs. 11 maggio 1999, n. 152, era stato quindi inserito al fine di prevenire e ridurre l’inquinamento ed attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati; questa norma ha introdotto il concetto di tutela “quantitativa” della risorsa.

La Direttiva 2000/60/CE, del 23 ottobre 2000, ha definito in seguito un quadro complessivo per l’azione comunitaria in materia di acque. In questa direttiva quadro, l’uso delle acque e l’analisi sullo stato del corpo idrico sono considerati simultaneamente, al fine di raggiungere un buono stato ecologico e chimico-fisico di tutte le risorse idriche.

La gestione del territorio è individuata a scala di distretto idrografico, costituito da uno o più bacini limitrofi; per ciascun distretto è prevista l’individuazione di un’autorità competente (Autorità di Distretto), l’adozione di disposizioni amministrative adeguate, la predisposizione di un relativo piano di gestione e la definizione di appositi programmi di monitoraggio; tali norme sono contenute nel nuovo “Piano di Bacino Distrettuale”.

Tale Piano si affiancherà al Piano di Tutela delle Acque, di competenza regionale, finalizzato alla programmazione delle azioni per la tutela qualitativa dei corpi idrici, ed ai Piani d’Ambito, di competenza delle Autorità d’Ambito, per la gestione del S.I.I. e la programmazione dell’uso delle risorse idriche.

Il recepimento della Direttiva 2000/60 inizia in Italia con l’emanazione del D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152, dettante norme in materia ambientale, che si propone di disciplinare le seguenti materie:

-        Procedure per la valutazione ambientale strategica (VAS), per la valutazione di impatto ambientale (VIA) e per l’autorizzazione ambientale integrata (IPPC);

-        Difesa del suolo e lotta alla desertificazione, tutela delle acque dall’inquinamento e gestione delle risorse idriche;

-        Tutela dell’aria e riduzione delle emissioni nell’atmosfera;

-        Tutela da danni contro l’ambiente.

Il recepimento delle disposizioni della Direttiva 2000/60 viene attuato nella Parte Terza, “Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche”. L’impianto normativo di questa Parte del Decreto si fonda sostanzialmente sull’accorpamento di disposizioni già contenute nelle normative passate, nelle già citate leggi n. 183 del 1989, n. 36 del 1994 e nel D.lgs. n. 152 del 1999, che vengono di fatto abrogate.

Le principali novità introdotte dal decreto ai fini del recepimento della direttiva 2000/60, concernono, con riguardo particolare alle norme in materia di difesa del suolo (Sezione I) e gestione delle risorse idriche (Sezione III), su:

-        l’individuazione dei distretti idrografici;

-        la riorganizzazione amministrativa propedeutica all’istituzione dei distretti idrografici;

-        l’introduzione di nuovi strumenti di pianificazione e gestione delle risorse idriche.

Il territorio italiano viene suddiviso in otto macrodistretti idrografici, che accorpano i bacini di rilievo nazionale, interregionale e regionale:

-        il distretto idrografico delle Alpi Orientali, comprendente i bacini nazionali dell’Adige, dell’Alto Adriatico ed i bacini regionali ed interregionali dell’Italia nord-orientale;

-        il distretto idrografico Padano, includente il bacino nazionale del Po;

-        il distretto idrografico dell’Appennino Settentrionale, comprendente il bacino nazionale dell’Arno ed i bacini regionali ed interregionali dell’Emilia Romagna, Toscana e Liguria;

-        il distretti idrografico pilota del Serchio, includente il bacino regionale del Serchio;

-        il distretto idrografico dell’Appennino Centrale, comprendente il bacino nazionale del Tevere ed i bacini regionali ed interregionali delle regioni Lazio, Abruzzo, Molise, Marche,

-        il distretto idrografico dell’Appennino Meridionale, che include i bacini nazionali del Liri-Garigliano, del Volturno ed i bacini interregionali e regionali ricadenti nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia;

-        il distretto idrografico della Sicilia, comprendente tutti i bacini dell’isola;

-        il distretto idrografico della Sardegna, includente tutti i bacini dell’isola.

In conseguenza all’istituzione dei distretti, è prevista la soppressione delle Autorità di Bacino sorte per effetto della legge n. 183 del 1989 e l’istituzione delle Autorità di Bacino Distrettuali.

Le competenze in materia di difesa del suolo sono accentrate allo Stato; le attività di programmazione, finanziamento e controllo degli interventi e la previsione, prevenzione e difesa del suolo da fenomeni di dissesto idrogeologico vendono conferiti al Ministero dell’Ambiente, mentre l’emanazione di “metodi e criteri anche tecnici” di attività già trasferite alle Regioni dal D.lgs. n. 112 del 1998 è in carico al Presidente del Consiglio dei Ministri.

 La normativa sulle aree naturali protette in Europa

La normativa europea concernente la conservazione della natura si inserisce in un ampio quadro normativo che riguarda la tutela della biodiversità e che richiama diversi atti internazionali e nazionali; l’iter storico dell’evoluzione della normativa sulle aree protette è brevemente riassunto di seguito:

- Convenzione di Parigi del 1950 sulla “protezione di tutti gli uccelli viventi allo stato selvatico” (ratificata dall’Italia con L. 24 novembre 1978, n. 812),

- Convenzione di Ramsar del 1971 relativa alle “zone umide di importanza internazionale come habitat di uccelli acquatici” (ratificata dall’Italia con il DPR 13 Marzo 1976, n. 44),

- Convenzione di Berna del 1979 riguardante la “conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica e dell’ambiente naturale in Europa” (ratificata dall’Italia con L. 5 agosto 1981, n. 503),

- Convenzione di Bonn del 1979 riguardante la “conservazione delle specie migratrici della fauna selvatica” (ratificata dall’Italia con L. 25 gennaio 1983, n. 42),

- Convenzione di Rio de Janeiro sulla biodiversità del 1992 (ratificata dall’Italia con L. 14 febbraio 1994, n. 124).

A tali convenzioni hanno fatto seguito le Direttive 92/43/CEE Habitat e 79/409/CEE Birds, nonché la Legge quadro sulle aree naturali protette 6 dicembre 1991 n. 394.

Le zone umide costituiscono ecosistemi con un grado di biodiversità molto elevato ed habitat ideali per gli uccelli acquatici. Il riconoscimento della loro significatività è avvenuto con la Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale, sottoscritta a Ramsar, in Iran il 2 febbraio 1971.

 La normativa sulle aree naturali protette in Italia

La Convenzione di Ramsar è stata ratificata In Italia con il D.P.R. 448 del 13/07/1976 e con il successivo D.P.R. 11 febbraio 1987 n. 184.

I siti riconosciuti e inseriti nell’elenco d’importanza internazionale in Italia sono 50; essi comprendono aree acquitrinose, paludi, torbiere oppure zone naturali o artificiali d’acqua, permanenti o transitorie comprese zone di acqua marina di limitata profondità.

La Legge 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree naturali protette”, ha fornito un quadro unitario a carattere nazionale e regionale; tal elegge ha consentito di riorganizzare la materia, fino ad allora frammentata, della tutela della natura e dell’ambiente.

La Legge 394/91 ha inoltre individuato la classificazione delle aree naturali protette ed il loro elenco ufficiale, definendo le procedure per l’istItuzione e la gestione dei Parchi e delle Riserve. Nella norma, i Parchi nazionali “sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future” (art. 2 comma 1 L 394/91) e le Riserve naturali “sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli interessi in esse rappresentati” (art.2 comma 3 L 394/91).

La successiva Legge 29 dicembre 1998, n. 426 “Nuovi interventi in campo ambientale”, ha apportato alcune modifiche alla Legge quadro finalizzate a dare maggiore peso al ruolo delle Regioni e delle Comunità locali nella istituzione e nella gestione delle aree naturali protette.

 Ripartizione amministrativa delle competenze ambientali

L’individuazione degli interventi prioritari di interesse nazionale ed i criteri di finanziamento, delle modalità di trasferimento delle relative risorse, per i singoli interventi del programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati sono a carico del Ministero dell’Ambiente.

Il rilascio delle autorizzazioni in materia di impatto ambientale e di emissioni in atmosfera, e il coordinamento e l’indirizzo in materia sanitaria e ambientale è di competenza della Regione.

La Provincia svolge compiti amministrativi in materia ambientale (concessione di autorizzazioni) e ha anche compiti di vigilanza in materia di rifiuti.

Il Comune ha compiti generali in materia di tutela del territorio e di sicurezza per la popolazione; adotta provvedimenti su proposta di ASL e ARPA in materia di risanamento e bonifica dei siti inquinati; si sostituisce ai titolari dei siti inquinati quando questi ultimi non sono in grado di sostenere gli oneri economico-finanziari delle opere di bonifica e di risanamento ambientale, eventualmente in concorso con Regione e/o Stato.

L’ASL (Azienda Sanitaria Locale), in stretto collegamento con l’assessorato alla Sanità della Regione Lombardia, ha la responsabilità della tutela della salute della popolazione; valuta e concorre a prevenire tutti i problemi ambientali che possono costituire un rischio per la salute dei cittadini; vigila sugli adempimenti in tema di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro.

L’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), con le sue articolazioni provinciali, ha il compito di controllare, anche attraverso indagini di laboratorio, tutte le forme di inquinamento ambientale dell’aria, dell’acqua e del suolo.

 Le competenze ambientali delle amministrazioni provinciali

Le competenze delle Province in materia di ambiente, flora e fauna sono nomate dall’ Art. 70,D. Lgs 31 marzo 1998, n.112 e leggi regionali e dal DLgs 96/99; tali norme conferiscono alla Provincia competenze in:

  • compiti di protezione ed osservazione delle zone costiere;
  • competenze attualmente esercitate dal Corpo forestale dello Stato, salvo quelle necessarie all’esercizio delle funzioni di competenza statale;
  • licenze di caccia e di pesca;
  • funzioni amministrative sulle attività a rischio rilevante come individuate dalle Regioni;
  • predisposizione ed approvazione dei piani di risanamento, con la individuazione delle priorità’ di intervento, nelle aree ad elevato rischio ambientale.3

Le competenze delle Province in materia di Difesa del suolo e risorse idriche sono nomate dal. D. Lgs. 96/99 e leggi regionali e dall’ Art. 89, comma 1 D. lgs. 31 marzo 1998, n. 112; tali norme conferiscono alla Provincia competenze in:

  • progettazione, realizzazione e gestione delle opere idrauliche di qualsiasi natura;
  • dighe non comprese tra quelle indicate all’articolo 91, comma 1 del d. lgs. 112/98;
  • compiti di polizia idraulica e di pronto intervento;
  • concessioni di estrazione di materiale litoide dai corsi d’acqua;
  • concessioni di spiagge lacuali, superfici e pertinenze dei laghi;
  • concessioni di pertinenze idrauliche e di aree fluviali anche
  • polizia delle acque;
  • programmazione, pianificazione e gestione integrata degli interventi di difesa delle coste e degli abitati costieri;
  • gestione del demanio idrico;
  • nomina di regolatori per il riparto delle disponibilità idriche.

Le competenze delle Province in materia di Inquinamento delle acque sono definite dall’ l’Art. 81, D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112; tali norme conferiscono alla Provincia competenze in:

  • tenuta e l’aggiornamento dell’elenco delle acque dolci superficiali;
  • monitoraggio sulla produzione, sull’impiego, sulla diffusione, sulla persistenza nell’ambiente e sull’effetto sulla salute umana delle sostanze ammesse alla produzione di preparati per lavare;
  • monitoraggio sullo stato di eutrofizzazione delle acque interne e costiere.

 Elenco delle principali fonte normative di riferimento

Elenco delle norme nel quadro di riferimento europeo

  • Direttiva 76/160/CEE relativa alla qualità delle acque di balneazione (recepita con D.P.R. 470/82 e s.m.i.);
  • Direttiva 78/659/CEE sulla qualità delle acque dolci che richiedono protezione e miglioramento per essere idonee alla vita dei pesci (recepita con D.Lgs. 130/92);
  • Direttiva 80/68/CEE relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da certe sostanze pericolose (recepita con D.Lgs 132/92);
  • Direttiva 92/43/CEE Direttiva Habitat
  • Direttiva 2009/147/CE Direttiva Uccelli
  • Direttive 75/464/CEE, 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 88/347/CEE, 90/415/CEE in materia di scarichi industriali di sostanze pericolose nelle acque (recepite con D.Lgs. 133/92);
  • Direttiva 91/676/CEE relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole (recepita con D.Lgs 152/99);
  • Direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane (recepita con D.Lgs 152/99);
  • Direttiva 98/83/CEE concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (recepita con D.Lgs. 31/2001);
  • Direttiva 2000/60 del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque.

Elenco delle principali leggi nazionali

  • Decreto 8 novembre 2010, n. 260. Regolamento recante i criteri tecnici per la classificazione dello stato dei corpi idrici superficiali, per la modifica delle norme tecniche del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, predisposto ai sensi dell’articolo 75, comma 3, del medesimo decreto legislativo.
  • Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia ambientale”.
  • L. 27 febbraio 2009, n. 13.  Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente.
  • Legge 6 dicembre 1991, n. 394 LEGGE QUADRO SULLE AREE PROTETTE
  • DPR 8 settembre 1997, n. 357 Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche.
  • R.D. 8 ottobre 1931, n. 1604 e s.m.i. Approvazione del testo unico delle leggi sulla pesca.

Norme e leggi regionali e provinciali

  • D.P.C.R. Lazio n°  n. 266 del 2 maggio 2006 Piano Regionale di Tutela Delle Acque Regione Lazio
  • L.R. 07 Ottobre 1996, n. 39 Disciplina Autorità dei bacini regionali
  • L.R. 04 Maggio 1990, n. 60  Disciplina regionale in materia di opere idrauliche
  • L.R. 06 Agosto 1974, n. 39  Delega di funzioni amministrative regionali a consorzi tra enti locali per la gestione unitaria delle risorse idriche di bacini idrologici
  • L.R. 20 Novembre 1996, n. 47  Attribuzioni delle funzioni amministrative di interesse locale nella materia della tutela delle acque dall’inquinamento
  • L.R. 16 Dicembre 2011, n. 16  Norme in materia ambientale e di fonti rinnovabili
  • R. 23 Novembre 2006, n. 17 Disciplina regionale relativa al programma d’azione per le zone vulnerabili da nitrati di origine agricola e all’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e di talune acque reflue. Modifiche alla legge regionale 6 agosto 1999, n. 14 (Organizzazione delle funzioni a livello regionale e locale per la realizzazione del decentramento amministrativo) e successive modifiche
  • L.R. n. 29 del 6-10-1997 Norme in materia di aree naturali protette regionali.
  • L.R. 07 Dicembre 1990, n. 87 Norme per la tutela del patrimonio ittico e per la disciplina dell’esercizio della pesca nelle acque interne del Lazio.
  • Legislazione Riserva Naturale Lago Lungo e Ripasottile

Approvazione Delibera Consiglio Provinciale n. 160 del 20 giugno 2003 Settore VII Difesa Del Suolo Regolamento Per La Gestione Del Vincolo Idrogeologico